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Sport e Doping

Caso Schwazer: se denuncia Donati vera, serve repulisti dirigenti atletica internazionale

Da presidente del Collegio di garanzia dello sport del CONI auspico che i vari organi competenti indaghino a fondo sulle indiscrezioni circolate
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Da presidente del Collegio di garanzia dello sport del CONI auspico che i vari organi competenti indaghino a fondo sulle indiscrezioni circolate in questi giorni in merito alla controversa vicenda che vede protagonista Alex Schwazer e la sua partecipazione alle prossime Olimpiadi di Rio. Mi auguro che la riconosciuta serietà della Procura di Roma contribuisca a far emergere la verità di una denuncia, quella di Sandro Donati, che, se fosse vera, dovrebbe condurre a un repulisti dei responsabili internazionali dell’atletica.

Franco Frattini

Atletica e doping, quelle telefonate per fermare Schwazer. “Lasci vincere i cinesi”

Verso Rio 2016. Prima delle gare, pressioni sul marciatore poi sospeso. Sandro Donati registrò tutto: “Era un giudice vicino ai Damilano”. La procura di Roma ha aperto un fascicolo
di ATTILIO BOLZONI (Repubblica 27 luglio 2016)

I MISTERI del “caso Schwazer” non si inseguono solo lungo i tortuosi percorsi che portano una provetta nei laboratori di Colonia. Alla vigilia delle Olimpiadi di Rio si scopre che qualcuno ha tentato di “aggiustare” due gare molto importanti, la Coppa del Mondo di Roma dell’8 maggio e il Gran Premio di La Coruna di venti giorni dopo. Quel qualcuno è un giudice internazionale di marcia.
Le paure denunciate due settimane fa dal maestro dello sport Sandro Donati (“Sono minacciato, temo per me e anche per la mia famiglia”) intorno alla nuova e assai sospetta “positività” di Alex Schwazer e alle manovre di “consorterie criminali ” legate ad alcuni dirigenti della Federazione Internazionale di Atletica, prendono forma in alcune telefonate che sono state segnalate all’autorità giudiziaria e alla commissione parlamentare antimafia. Sono due conversazioni in particolare, ricevute da Donati e nelle quali il suo interlocutore – un personaggio molto noto nel mondo dello sport – lo “consigliava” di tenere a freno il suo atleta nelle competizioni dove sarebbe ricomparso dopo la lunga squalifica per il doping all’Epo del 2012.

La prima è del 7 maggio scorso, a poche ore dalla Coppa del mondo di marcia di Roma sui 50 chilometri. Sono le 6,05 del mattino. Donati sta dormendo, lo squillo del telefono lo sveglia. Sente la voce di un giudice internazionale di marcia “molto vicino a Sandro Damilano”. L’uomo si scusa per l’ora, parla della serata precedente passata “con tutte le vecchie glorie” poi gli sussurra: “La prego, glielo dica (ad Alex Schwazer, ndr) ancora una volta fino a prima della gara, possibilmente lasci vincere Tallent, mi capisce?”. Jared Tallent è il marciatore australiano che appena un paio di settimane prima – il 28 aprile, giorno della fine della squalifica di Schwazer, aveva dichiarato: “Lui è la vergogna d’Italia, ora rientra lui e poi i russi: così è come ridere in faccia agli atleti puliti”. Il giorno dopo la telefonata mattutina – e dopo 3 anni e 9 mesi di squalifica – Alex Schwazer trionfa alle Terme di Caracalla. Seconda prestazione mondiale stagionale con 3h39’00, dietro di lui Tallent a più di tre minuti e mezzo.

La seconda telefonata ricevuta da Sandro Donati è del 23 maggio, cinque giorni prima della gara di La Coruna sui 20 chilometri. È sempre lo stesso giudice internazionale di marcia che richiama l’allenatore di Schwazer. Questa volta gli suggerisce di non rispondere agli attacchi di alcuni atleti, “e di non andare a cercare disgrazie con i due cinesi che sono da 1 ora e 17 minuti…”. A La Coruna il marciatore altoatesino arriverà secondo dietro il cinese Whang Zhen.

Avvertimenti e pressioni. C’era molta agitazione intorno al rientro alle gare di Schwazer e ce n’è ancora di più oggi dopo la scoperta – comunicata solo il 21 giugno – di una nuova positività a “lievi tracce di testosterone”. Un campione di urina partito il 1° gennaio 2016 da Racines – a pochi chilometri da Vipiteno, dove l’atleta abita – e arrivato 26 ore dopo in un laboratorio di Colonia. Un itinerario fantasma della provetta, una documentazione approssimativa, un ritardo estremo nella notifica del risultato. E una difesa incomprensibilmente negata ad oltranza dalla Federazione internazionale di atletica. Alex Schwazer e i suoi avvocati non hanno mai potuto discolparsi davanti ai giudici, fornire controprove, rappresentare le proprie ragioni. Lo faranno soltanto il 4 agosto prossimo a Rio, luogo e data imposti dalla stessa Federazione Internazionale di Atletica che si è sottratta all’udienza che si sarebbe dovuta svolgere a Losanna proprio oggi. Un processo senza processo. Un vero intrigo, per i tempi e le modalità di esecuzione. Che ha convinto la presidente della commissione antimafia Rosi Bindi a convocare il 14 luglio scorso Sandro Donati a Palazzo San Macuto – audizione integralmente secretata – e che ha portato lo stesso allenatore di Schwazer a presentarsi qualche ora dopo nelle stanze del procuratore capo Giuseppe Pignatone e del suo aggiunto Lucia Lotti. Aperto un fascicolo.

Ma non sono soltanto quelle due telefonate a rendere maleodorante questa vicenda di sport che si presenta ogni giorno di più come una storia di malaffare, incrocio fra interessi economici e criminali tenuti insieme da una piccola grande Cupola di burocrati e faccendieri. È lo spaccato di un mondo che alla vigilia delle Olimpiadi di Rio vi racconterà Repubblica in un documentario dal titolo Operazione Schwazer, le trame dei signori del doping, 20 minuti che ricostruiscono tutte le stranezze del controllo di Capodanno effettuato a Racines, il fondo melmoso dove si muovono alcuni personaggi dell’atletica italiana, i clamorosi casi di corruzione che coinvolgono i loro amici che erano ai vertici della federazione internazionale. E poi medici “supervisori” per l’antidoping sotto processo per avere favorito il doping, data-base con i nomi di tutti quelli in fila alla farmacia proibita, clan familiari dove spudoratamente si ritrovano controllori e controllati. Maurizio Damilano, presidente della commissione marcia della Iaaf. Sandro Damilano, allenatore della nazionale cinese. Due fratelli.


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