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TERRORISMO

Frattini (Sioi) a Nova: per contrastare la minaccia del terrorismo la parola chiave è “cooperazione”

Per contrastare il terrorismo la parola chiave è “cooperazione”. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” il presidente della Sioi, Franco Frattini
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Per contrastare il terrorismo la parola chiave è “cooperazione”. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” il presidente della Sioi, Franco Frattini, interpellato sui recenti attacchi avvenuti in Francia e Austria. “Sicuramente era molto tempo che anche a livello internazionale dagli scambi informativi si segnalava un livello di attenzione necessaria, nessuno poteva immaginare che le organizzazioni jihadiste avrebbero abbandonato i loro propositi. Per questo motivo è sorprendente come non si sia fatto di più, per esempio in termini di scambio di informazioni e tracciamento dei movimenti”, ha detto Frattini. L’ex ministro degli Esteri ha ricordato che, oltre ai casi più recenti che vedono coinvolti in questi attacchi individui residenti nei paesi colpiti, permane anche il pericolo dei foreign fighter. “I Balcani sono un’area da cui provengono numerosi foreign fighter. Molti sono stati arrestati o uccisi in Iraq e in Siria, e alcune importanti operazioni antiterrorismo italiane hanno segnalato terroristi provenienti da paesi dell’area, come il Kosovo, la Bosnia-Erzegovina o l’Albania: purtroppo si tratta di una regione che è un serbatoio di reclutamento”, ha detto Frattini.

Nel caso specifico dell’attacco a Vienna, in cui l’attentatore coinvolto aveva la doppia cittadinanza austriaco-nord macedone, secondo il presidente della Sioi “c’era una possibilità di fare di più. Alle autorità austriache è sfuggito il ‘falso’ rientro nella legalità di questo giovane che aveva intrapreso un percorso di de-radicalizzazione. Queste situazioni avvengono in tutti i Paesi, ma questo percorso deve essere vagliato nella sua sincerità: in questo caso, probabilmente a causa della sua giovane età, le autorità gli hanno creduto, ma si trattava solo di un espediente per tornare in libertà”. Secondo l’ex ministro i fatti di Vienna mostrano due aspetti specifici: “L’area balcanica deve restare di speciale attenzione, vista la vicinanza. Sono caucasici, hanno molta meno difficoltà logistica rispetto a un tunisino, un algerino o un sudanese a raggiungere i nostri Paesi, e ciò li rende più pericolosi. In più vivendo spesso in Stati candidati all’adesione all’Ue e alla Nato sono persone che sanno capire meglio noi europei”, ha detto Frattini. Il secondo aspetto, secondo il presidente della Sioi, è che “molto di più va fatto in merito ai percorsi di de-radicalizzazione che nelle carceri sono attivi da molti nella convinzione, che ritengo giusta, di tentare questo approccio volto a reintegrare queste persone nelle rispettive società. Ogni caso è a sé stante, ma certamente l’impegno degli psicologi penitenziari e delle magistrature di sorveglianza deve essere ancora più forte e costante”.

La nota dolente, secondo Frattini, è proprio quella relativa alla cooperazione internazionale in termini di scambi e informazioni sugli spostamenti di queste persone. “Noi sperimentammo come italiani l’uccisione del terrorista del mercatino di Berlino a Sesto San Giovanni grazie a un controllo di polizia: quest’uomo aveva girato per mezza Europa, ma nessun servizio aveva comunicato che stava per entrare in Italia. Questo si poteva evitare”, ha detto Frattini, prendendo come esempio anche l’episodio più recente dell’attacco a Nizza, in cui l’attentatore tunisino era sbarcato a Lampedusa con un gruppo di migranti e avrebbe dovuto essere espulso. “Anche in questo caso è mancato un coordinamento forte sul tracciamento di queste persone, tra coloro che arrivano sui barconi carichi di disperati possono essere anche sospetti jihadisti e questo ce lo confermano i nostri servizi. Il tracciamento quando ci sono delle evidenze deve essere forte. Abbiamo scoperto, anche in questo caso molto tardi, che una di queste persone si era trattenuta in Sicilia per giorni, magari pianificando l’operazione compiuta poi in Francia. Bisogna rafforzare l’aspetto della prevenzione su cui i nostri servizi sono un’eccellenza mondiale”, ha aggiunto il presidente della Sioi.

Il tema del terrorismo richiama quello dello “scontro di civiltà”, ma secondo Frattini in questi casi sarebbe più giusto parlare di “scontro di potere”. “Lo scontro esiste all’interno della stessa dottrina coranica, fra coloro che ritengono che i messaggi del Profeta contengano degli inviti a uccidere gli infedeli e quelli che, come Ahmed al Fayed, il presidente di Al Azhar – il principale centro di formazione sunnita – sostengono che è blasfemia uccidere in nome di Dio”, ha spiegato Frattini. “Le debolezze sono inevitabili come obiettivi del terrorismo, si insinua dove c’è debolezza: pensiamo agli attentati del Bataclan a Parigi, seguiti da Bruxelles; e io da commissario Ue alla Sicurezza ho vissuto quelli di Londra del 2005: quanto più si finge di ignorare che il jihadismo esiste anche nel cuore dell’Occidente, tanto più il rischio aumenta. Le debolezze ci sono in molti Paesi e sono storiche: la gelosia nel condividere le informazioni; la riluttanza a consegnare un sospetto terrorista sono problemi concreti. Quando c’è un mandato di cattura europeo è giusto che la persona in questione venga consegnata senza indugi”, ha aggiunto Frattini.

Il presidente della Sioi ha ricordato anche quando propose “l’introduzione dello Schengen Information System II, una banca dati fra le polizie Ue incentrata su chi entra e chi esce dallo spazio Schengen. Sono passati dieci anni e purtroppo ancora ci sono riluttanze, gelosie, e magari si pensa che le informazioni sensibili possano trapelare sui giornali. Purtroppo, in alcuni casi, queste cose sono avvenute, ma ciò non giustifica questa difficoltà a una collaborazione più aperta. Più collabori e più elimini le debolezze”. Infine un passaggio sull’Italia. “In casa nostra i terroristi che venivano arrestati raccontavano che usavano l’Italia come base logistica ma non per colpire sul nostro territorio ma altrove e questo confermò che per quanto riguarda l’Italia il livello di prevenzione è buono. Tuttavia i casi più recenti ci mostrano livelli più bassi nell’operato d’intelligence: dobbiamo ricordare che quando una persona arriva sul suolo italiano, arriva in Europa e se manca un tracciamento questo terrorista può capitare che arrivi in Francia e colpisca quel Paese”, ha detto Frattini, che si è detto comunque “molto contento dell’attività nazionale di prevenzione, ma meno soddisfatto di quella svolta a livello europeo”. (Les)


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