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Uomo e Natura

Incubi e miti: la difficile convivenza uomo-orso In Trentino continua la fuga di M49 ma la sua pericolosità è tutta da dimostrare

In Trentino continua la fuga di M49 ma la sua pericolosità è tutta da dimostrare
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Un milione di italiani, i trentini, con una densità di popolazione di 79 abitanti per km/q, non riescono a convivere con un orso bruno e con qualche decina di suoi compari sparsi in questo settore dell’arco alpino. E chi li amministra ha deciso, di suo proprio conto, che l’esemplare è pericoloso e va abbattuto quanto prima, pena danni inimmaginabili alle attività produttive e rischio per la vita delle persone. Altri protestano contro i ripopolamenti faunistici incentivati dagli animalisti e altri ancora temono per l’incolumità di chi si reca a fare una passeggiata, incolpando chi difende l’orso M49 (come tempo fa l’orsa Daniza) di farlo dal divano di casa sua e non in tuta mimetica nella foresta. Raramente ignoranza del mondo naturale e incompetenza sono andati così bene insieme.

Intanto, nella vicinissima Slovenia, si convive tranquillamente con 450 orsi (da noi una cinquantina), registrando, di media, un caso pericoloso di aggressione all’anno, quasi sempre provocata dall’uomo, dimostrando che sono l’informazione e l’educazione gli elementi per la convivenza, non le battute di caccia. In secondo luogo, nessun presidente di regione può decidere l’esecuzione di un animale selvatico senza il parere vincolante dell’ISPRA. È bene precisare che la decisione della Corte Costituzionale, sbandierata come una giustificazione dell’eventuale abbattimento, non ha nulla a che vedere con l’attuale vicenda dell’orso M49. L’ordinanza urgente firmata dal Presidente della Provincia di Trento, senza alcuna motivazione concreta e dimostrabile, è illegittima, tanto che lo stesso Ministero dell’Ambiente ha diffidato la provincia di Trento ad abbattere l’animale che si è macchiato della grave colpa di aver razziato un po’ di cibarie. Insomma, è sempre necessario il parere positivo dello Stato e la dimostrazione concreta che non esistano valide soluzioni alternative alla cattura o all’abbattimento di animali protetti da leggi europee.

Peraltro, invece di attaccare ‘la scienza’, il Presidente Fugatti dovrebbe spiegare come l’orso sia riuscito a scappare attraverso un recinto alto più di quattro metri e per di più elettrificato fino a 7000 volts, visto che gli orsi ancora non volano. In definitiva, M49 è tutt’al più da considerarsi un orso problematico perché ha causato danni economici ad attività produttive, danni favoriti dalla mancata adozione di strumenti di prevenzione adeguati. Mentre la sua pericolosità per le persone è ancora da dimostrare (‘potenziale’ è il termine più appropriato al momento).

L’orso è una “specie-ombrello”, garantendone la sopravvivenza la si garantisce anche ad altre specie. È anche una “specie-critica”, visto che espleta una seria di funzioni fondamentali per l’intero ecosistema. Infine è una “specie-bandiera”, perché amato dalle persone e dai turisti e catalizzatore di interesse. Capendo questo si potrà anche comprendere che sapere che l’orso continuerà a sopravvivere vale bene il prezzo di qualche pecora o gallina in meno. Quando riflettiamo sugli orsi, dovremmo ricordare che sono esseri magici, a metà fra uomini, dei e animali: la ninfa dell’Arcadia Callisto fu trasformata in orsa per avere trasgredito il suo voto di castità. Peraltro lo tradì con Zeus, che, dopo averne approfittato, non impedì che fossa punita dagli dei. Per farsi perdonare, però, la trasformò in costellazione (insieme con il figlio Arcade). E in cielo abbiamo almeno due orse, una maggiore e una minore. L’orso ci somiglia da vicino, perciò lo abbiamo inserito nel mito: abbiamo iniziato insieme la nostra parabola da animali a dei, solo che noi ci siamo arrivati più vicini.

Il ministro Costa: non ammazzate l’orso M49, si può convivere «Non ammazzate l’orso Papillon».
Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ospite di Studio 24 su Rainews 24 è tornato a invocare la salvezza per il plantigrado in fuga nei boschi del Trentino. «La provincia autonoma di Trento – ha spiegato – per il suo statuto speciale ha una legittimità a determinate scelte. Io non solo le sto osservando, in termini di carta bollata e anche reagendo davanti al Consiglio di Stato, però diventa un tema squisitamente giuridico, di legittimità. Invece, entrando nelle vicende operative, io dico non ammazzatelo». All’animale, ha detto Costa, è stato cambiato il nome: invece di M49 «che sembra un’arma» «l’ho chiamato Papillon, perché sono innamorato del film di Steve McQueen. Ma al di là del nome mi chiedo: c’è la necessità di ammazzarlo? Io penso che possiamo vivere bene insieme. Lo abbiamo fatto finora, continuiamo a farlo».

MARIO TOZZI 20 Luglio 2019 La Stampa


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