Esteri

Nigeria: Laggiù qualcosa non ha funzionato

Il Governo dialoghi di più con i partiti
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Intervista di Franco Frattini al Mattino

di Corrado Castiglione 

Qualcosa non ha funzionato in Nigeria e solo quando il governo riferirà al Copasir se ne comprenderanno le ragioni. Sbaglia chi in parlamento già parla di sfiduciare il ministro. Ma subito Monti e Terzi devono avviare un tavolo di consultazione permanente sulla politica estera. E il pensiero di Franco Frattini, parlamentare del Pdl, ministro alla Farnesina nell’ ultimo governo Berlusconi. 

Urru, India e ora Nigeria: il governo dei Prof perde colpi nella politica internazionale. Lei che ne pensa?«La politica estera è materia ditale complessità da richiedere un forte sostegno dei partiti. Per questo a mio avviso si deve puntare a un maggior raccordo tra governo e parlamento».

Che significa?
«Il governo deve subito avviare con le forze politicheun tavolo di consultazione permanente sulla politica estera, proprio come quelli già intrapresi su economia e lavoro. Bisogna giungere ad un sostegno più consapevole da parte della politica. Certo in Nigeria qualcosa non hafunzionato».

Cosa?«Non siamo ancora in grado di dirlo». Come se ne esce? «È importante che il governo convochi urgentemente il Copasir. è la sede giusta per comprendere l’ accaduto».

Con Londra come la mettiamo? «Per ora non sappiamo. Gli inglesi sostengono di avere informato il governo dell’ avvio dell’ operazione».

Da ex ministro della Farnesina lei che idea si è fatto?«La lunga esperienza in quel ministero mi ha insegnato che il governo che intende promuovere un’ iniziativa debba consultare gli altri Paesi coinvolti per verificare la possibilità di un accordo. Almeno in tre casi in cui si programmavano blitz noi fummo non solo preventivamente avvertiti, ma il presidente del Consiglio ed io fummo chiamati a dare un via libera».

Ci sono stati anche dei no?«In un caso. E il blitz non si fece».

Quando lei era alla Farnesina non ha mai saputo che il blitz era una delle opzioni possibili in Nigeria?«No».

L’ Italia sta perdendo il proprio peso nello scacchiere internazionale?«Non sarei così affrettato nei giudizi. Direi piuttosto che qualcosa non ha funzionato e un rapporto di consultazione politica tra governo e parlamento può solo dare maggiore forza al nostro Paese».

C’è chi chiede la sfiducia a Terzi.«Ora è il momento della prudenza, non bisogna mettere sulla croce questo o quel ministro. Bisogna capire cosa è successo: non è il caso di parlare di mozioni odi sfiducie».

A proposito di maggioranza: c’è tempesta nel Pdl. Perché?«Distinguerei il fronte interno dal rapporto con gli altri partiti».

Lei dove colloca il caso-Riccardi?«Lo considero chiuso. Il ministro è una persona seria. Ha compreso che anche una battuta fuorionda possa generare disappunto. E di fronte alle sue scuse i
parlamentari possono ritenersi soddisfatti».
E la vicenda Alfano?«Il segretario ha spiegato bene le sue ragioni: lui è stato promotore della legge anti-corruzione, come si può pensare che ne voglia ostacolare il cammino? Quanto alla Rai, poi: si era prefigurata una sorta di blitz da parte di Pd e Udc intorno all’ assetto dei vertici. Inaccettabile. Il no di Alfano riguardava più il metodo che non il merito».

Dunque è tutto superato?«Sì, il sostegno al governo andrà avanti. Ma il Pdl esige rispetto e pariteticità nella maggioranza».

I partiti continueranno a dialogare?«Non c’è dubbio, ma nel confronto parlamentare. Perché temi come Rai e giustizia non fanno parte dell’ agenda del governo tecnico».

Quanto al fronte interno?«Siamo di fronte ad una sfida: dare concretezza al programma delineato dal segretario Alfano all’ inizio del suo mandato, e cioè avviare una costituente popolare. Ne riparleremo dopo le amministrative».

Berlusconi non andrà ad Orvieto: teme la sovrapposizione con Alfano?«Escludo problemi del genere. Berlusconi ha capito che il partito deve avere regole, congressi, segretario. Lui resterà sempre un importantissimo punto di riferimento nel Pdl» 


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