Convegno

Ong religiose decisive in aree di crisi

Convegno a Ginevra raccoglie organizzazioni di tutte le fedi (di Stefano Secondino per ANSA)
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In un mondo in cui 180 milioni di persone sono coinvolte in guerre, e dove le parti in lotta sono sempre meno rispettose delle leggi umanitarie, le ong religiose possono giocare un ruolo decisivo nell’ aiutare le popolazioni che soffrono. Possono farlo perche’ hanno solide strutture sul territorio e la fiducia della gente, perche’ hanno valori profondi e sono viste come imparziali rispetto alle parti. E anche ong di religioni diverse possono collaborare fra di loro, purche’ puntino ai valori comuni di solidarieta’. 

L’ Ordine di Malta, dall’ alto dei suoi quasi mille anni di vita, lancia questo messaggio agli stati, alle organizzazioni umanitarie e alle popolazioni di tutto il mondo. L’ Ordine, associazione cattolica fondata nel 1048 a Gerusalemme, assiste malati e vittime di conflitti e calamita’ in 120 paesi, e conosce bene le difficolta’ di lavorare in paesi devastati da guerre e odii di religione. Per questo oggi ha raccolto a Ginevra rappresentanti di ong di tutte le religioni, per discutere su come lavorare insieme per fronteggiare le nuove emergenze umanitarie. “Religioni insieme per l’ azione umanitaria” e’ il titolo del convegno, che si e’ tenuto nella sede dell’ Onu. “Circa 180 milioni di persone sono colpite da conflitti nel mondo – detto il Gran Cancelliere dell’ Ordine, il tedesco Albrecht Freiherr von Boeslager -. Cinquanta milioni sono profughi. E il 90% delle vittime di guerra sono civili”. Boeslager denuncia “un decadimento nell’ applicazione delle leggi umanitarie. Le guerre non sono piu’ fra stati, sono guerre asimmetriche che non rispettano piu’ nessuna legge”

Le religioni sono spesso motivo di conflitto. Ma se puntano sui valori comuni, e’ il messaggio del convegno di Ginevra, possono diventare un potente strumento a favore dei piu’ deboli. Le ong a ispirazione religiosa secondo il Cancelliere hanno un valore aggiunto. “Sono sul territorio anche prima della crisi – spiega – possono contare su infrastrutture locali e collaborare tramite queste con le autorita’. Hanno valori profondi di solidarieta’. In alcune aree le ong religiose sono ben accette perche’ la gente capisce le loro motivazioni”. Per la presidente del World Humanitarian Summit, il vertice Onu sugli aiuti umanitari che si terra’ l’ anno prossimo a Istanbul, Jemilah Mahmood, “dobbiamo comprendere di piu’ l’ importanza delle religione. L’ 84% della popolazione mondiale ne professa una. Tutte le religioni hanno una spinta per il bene. Dobbiamo trovare nuove e coraggiose idee sfruttando le reti delle organizzazioni religiose”. 

“Occorre costruire valori condivisi fra ong religiose per lavorare insieme – ha detto il cofondatore di Islamic Relief, l’ egiziano Hani El-Banna -. I problemi sono lavorare in un’ atmosfera di islamofobia e in aree controllate da terroristi, come in Siria, Iraq, Nigeria”. Per El-Banna “occorre costruire organismi sul territorio che difendano la convivenza e la religione”. “Se le ong religiose ricercano lo spirito universale che le lega, allora siamo tutti uniti”, ha detto il rabbino francese Marc Raphael Guedj, presidente di “Racines et Sources”. L’ osservatore permanente della Santa Sede all’ Onu a Ginevra, monsignor Silvano Tommasi, ha ribadito che il dialogo fra le religioni va perseguito nonostante le atrocita’, ma ha accusato gli stati di remare spesso contro gli interventi umanitari, perche’ hanno priorita’ diverse dalla solidarieta’. Per l’ ex ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, oggi presidente della Societa’ italiana per le organizzazioni internazionali, una ong religiosa “e’ per sua natura ispirata ai valori della centralita’ della persona umana, fondamentali per mettere al centro il bene dei piu’ vulnerabili e non approcci neocolonialisti”. 


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